Don’t drink on me

I Millennials saranno ricordati come la “Generation Clean” ovvero coloro che hanno messo come priorità fondamentale uno stile di vita coscienzioso, salutista e attento al denaro. La pratica dell’indulgere nell’ubriachezza come rito di passaggio è in declino nella gran parte dei paesi occidentali sviluppati. Questo ha portato a un deciso calo del mercato dei liquor e soprattutto del bere fuori casa e quindi conseguente riduzione del fatturato di bar e locali. Una recente rapporto Mintel del 2018 che si concentra sul bere fuori casa rivela che il 55% dei consumatori americani preferisce bere a casa di cui il 35% che lo fa perché preferisce un’atmosfera più intima.

Peraltro lo stile di vita sano si sposa con l’abitudine dello “smart drinking”, quindi molti bar stanno esplorando nuovi modi per attirare i clienti, utilizzando la tecnologia, il know-how scientifico e un approccio più sensoriale per arricchire la drink experience. Sono molti gli esempi, diffusi anche sui social, di brand e bartender di club e locali che reinventano i cocktail per coinvolgere questo target più interessato alla qualità più che alla quantità, creando nuovi storytelling interattivi, utilizzando ambienti immersivi con stimolazioni sensoriali, realtà aumentata, connessione emotiva attraverso i ricordi e tentativi di co-creazione, anche per trasformare i consumatori da acquirenti passivi in fedeli ambasciatori.

Schermata 2018-07-25 alle 15.36.21

E’ evidente però che queste soluzioni ad alto valore aggiunto non potranno mai essere dei rimedi di largo consumo, ma soddisferanno solo una nicchia, magari profittevole, ma pur sempre una nicchia. Le correlazioni trovate dall’AI di Nextatlas tra drink e millennial riguardano sopratutto la birra e il caffè, nessuna traccia di bibite, long drink, alcolici e cocktail.